Titolo: Shalom fratello arabo
Autore: Susan Nathan
Pagine: 344
Editore: Sperling & Kupfer
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Tratto da “Shalom fratello arabo” di Susan Nathan
“Al valico di frontiera riuscivo a sentire la tensione nell’aria. Era un po come avvicinarsi ad un carcere di massima sicurezza: c’erano barriere di filo spinato ovunque, soldati con mitragliatrici e torri di guardia mimetizzate. Questi check-point sono stati costruiti in luoghi deserti, circondati da terreno aperto in modo da assicurare un buon raggio di osservazione ai militari. Sulle colline circostanti si è provveduto ad incendiare ogni forma di vegetazione per migliorare ulteriormente la visibilità. […].
Poiché di solito ad aspettare il proprio turno per attraversare ci sono solo arabi, l’attesa può essere molto lunga. Infatti puoi attraversare la frontiera solo quando un soldato decide che tocca a te. Può trascorrere mezz’ora, due ore o anche buona parte della giornata prima che ti faccia passare: nel frattempo bisogna rimanere fermi in silenzio, a guardarlo mentre si scola una lattina, addenta un panino o chiacchiera con un amico.
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Indipendentemente dall’urgenza delle proprie commissioni, si è obbligati ad aspettare che abbia finito di fare i suoi comodi. A un certo punto ho visto un vecchietto quasi piegato in due, appoggiato ad un bastone, inutilmente dirigersi verso un militare che gli ha gridato: :”Non ho detto che puoi avvicinarti!!!”. Un giovane appoggiato alle stampelle sotto la pensilina di metallo, mi ha rivelato di essere lì da tre ore e di non avere ricevuto alcuna spiegazione per il ritardo.
Una simile incertezza regna nell’aria costantemente. La sensazione dominante è che il controllo della propria vita e del proprio destino sia nelle mani di uno straniero, un ragazzino in uniforme militare, e non è piacevole“.


